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BLOG | POLITIK

LISTE PDL. Riammesse col trucco.

6 Marzo 2010

Alla fine non hanno voluto aspettare il responso del TAR e del Consiglio di Stato, come fanno i normali cittadini che sbagliano. No, con la solita arroganza Berlusconi e compagnia hanno cambiato le carte in tavola per essere certi del risultato dei giudici. Questa è la verità sul decreto di ieri sera, “interpretativo” delle leggi elettorali. Ma “intrepretativo” solo per il Lazio e per la Lombardia. Cioè solo laddove in questione erano le liste del PDL. Siamo di fronte ad una nuova legge ad hoc, legge “ad listas” come ha commentato giustamente Emma Bonino. C’è solo da sperare che gli elettori diano ai dirigenti del PDL, pressapochisti e allergici alle regole della democrazia, una bella lezione di correttezza politica il prossimo28 marzo bocciandoli nelle urne.

REGIONALI. FORMIGONI CREDIBILITA’ IN CADUTA LIBERA.

3 Marzo 2010

Comunque se ne esca un fatto è certo. Questa vicenda della presentazione delle liste alle elezioni di fine mese lascerà una ferita sul volto del celeste presidente lombardo. Una ferita difficilmente rimarginabile in tempi brevi. Una ferita che racconta della superficialità e insieme della tracotanza di un presidente e di una coalizione che da sempre governano la Lombardia. Molti elettori si chiedono in queste ore , ma se governano con la stessa perizia con cui presentano le liste poveri noi! E poi davvero le regole si possono infrangere con l’antico me ne frego? Che credibilità ha una maggioranza con questo pedigree? Probabilmente il TAR rimedierà ,per carità di patria, ai pasticci del centrodestra. Ma gli elettori sono avvisati. Per questa ragione in Lombardia è tempo di cambiare. Un pò di opposizione non può far che bene a chi guarda con fastidio alle regole della democrazia e pensa che chi ha il potere può far di tutto.

DECRETO ROMANI BIS. Un commento.

2 Marzo 2010

) - ROMA, 1 MAR - ”Il testo varato dal Consiglio dei
Ministri sulla televisione (c.d. Decreto Romani) appare essere
una lieve attenuazione dello spirito censorio e autoritario che
animo’ la prima stesura, ampiamente criticata nelle commissioni
competenti di Camera e Senato. Non sembra, pero’, che alcuni
punti sostanziali abbiano trovato miglioramenti (i diritti
residuali dei produttori indipendenti, la delega all’Autorita’
per il diritto d’autore, la pubblicita’), mentre qualche
schiarita dovrebbe esservi sulle norme inerenti alla rete”. Lo
affermano i senatori del Pd Vincenzo Vita, vicepresidente della
commissione Cultura, e Luigi vimercati, segretario della
commissione Lavori pubblici. ”La definizione, infatti, di
‘’servizio media audiovisivo” - proseguono - escluderebbe blog,
giornali online e motori di ricerca, mentre rimarrebbe
l’autorizzazione per il livestreaming e permarrebbe la scelta
di dare all’Autorita’ per le Comunicazioni il ruolo di sceriffo
del web”. ”E’ evidente - aggiungono - che il governo sogna un’
”Hadopi italiana”. La prova provata e’ l’introduzione del
”parental control”, vale a dire lo strumento per aiutare i
genitori a controllare la vita virtuale dei propri figli. E’ da
dimostrare che ne possano trarre davvero vantaggio i minori,
mentre e’ certo che a farne le spese e’ l’autonomia della Rete.
”Ultimo e non ultimo - concludono Vita e Vimercati - entrerebbe
in scena all’articolo cinque una ben curiosa ”garanzia per gli
utenti”: il rispetto delle abitudini e delle preferenze degli
utenti medesimi nella numerazione dei canali digitali, in chiaro
e a pagamento.

SENTENZA GOOGLE. In pericolo il web.

26 Febbraio 2010

La sentenza contro Google per il caso del video di bullismo su un ragazzo down apre un capitolo pericoloso per il web in Italia. Il capitolo della censura. Mentre la Direttiva europea e la legge 70 escludono chiaramente dalla responsabilità editoriale i siti di hosting, come Google, i magistrati italiani, forse ignari di queste norme, hanno condannato 3 dirigenti di Google incolpandoli di non aver vigilato preventivamente su quei contenuti. E’ come condannare un tramviere e l’ATM per uno scippo commesso sul tram! Google è solo un mezzo di trasporto, infatti, ne più ne meno di un tram o di una lettera che può portare contenuti offensivi a qualcuno. Il timore è che l’Italia sia l’unico paese democratico a scegliere la via cinese o iraniana al web. Censura preventiva. L’offensiva era già contenuta del decreto legislativo Romani. Dopo tanti dibattiti parlamentari speravamo di averla bloccata. Ora c’è il rischio concreto che riprenda nuovo vigore.

Prescrizione per Mills. Berlusconi salvo.

26 Febbraio 2010

La Cassazione ha, ieri, deciso che il reato di corruzione è stato effettivamente consumato, ma la tempistica consente di mandare in soffitta il processo. Ne consegue che anche Berlusconi dovrà essere prosciolto. Senza addentrarci in questioni e sottigliezze giuridiche si può dire che si accerta un reato, ma non si riesce a condannare i colpevoli. Ora speriamo che il Parlamento venga liberato dalla valanga di leggi ad personam imposte dalla maggioranza e torni finalmente ad occuparsi dei problemi degli italiani. A partire dal lavoro e dalla crisi che stanno continuando a picchiare duramente. Il governo Berlusconi, libero dalla “persecuzione” giudiziaria, vorrà finalmente mettere in campo idee e risorse per dare una scossa alla nostra esangue economia?

Par condicio. Nessuna modifica.

24 Febbraio 2010

Nulla di fatto ieri sera in Commissione Parlamentare di Vigilanza sulle TV. E’ stato confermato il bavaglio alle trasmissioni giornalistiche di approfondimento della RAI per tutto il periodo della campagna elettorale delle regionali. Il centrodestra, che aveva lasciato qualche spiraglio nei giorni scorsi, ha invece blindato il regolamento votato la scorsa settimana. Quindi non andranno in onda trasmissioni come Ballarò, Annozero,In mezz’ora, Report ecc. A meno che i conduttori non le trasformino in trasmissioni elettorali con minutaggio al cronometro della presenza delle varie forze politiche. Il risultato è sconcertante. L’Italia, infatti, sarà l’unico paese del mondo che in campagna elettorale avrà meno informazione dei tempi normali. Proprio quando dovrebbe avvenire il contrario visto che l’informazione è decisiva per la formazione delle opinioni politiche. Ha prevalso la pancia reazionaria della destra e della Lega che ha voluto a tutti i costi punire trasmissioni e conduttori ritenuti nemici. La parola ora è all’Autorità delle Comunicazioni.

DECRETO BERTOLASO. Marcia indietro del Governo.

20 Febbraio 2010

Ieri la Camera ha approvato il DL sulle Emergenze. Con uno stop netto alle pretese di Berlusconi di dare carta bianca a Bertolaso di operare al di sopra delle leggi ordinarie. Non solo per le emergenze e catastrofi naturali, come i terremoti o le alluvioni che in Italia abbondano, ma anche per i grandi eventi molto prevedibili e di là da venire in termini di tempo, come il G8, il campionato mondiale di nuoto o Expo 2015 a Milano. E’ un successo importante della battaglia che il PD ha condotto in Parlamento in questi giorni. La Protezione Civile rimane pubblica e non si farà la s.p.a. che avrebbe consegnato una funzione fondamentale dello stato nelle nebbie di una gestione non trasparente e potenzialmente esposta a rapporti perversi tra politica e appaltatori. E’ un primo passo per diradare il sottobosco nel quale è immerso il mondo degli appalti pubblici sempre alle prese con forme di corruzione politica.

BERTOLASO SPA. Dimissioni dovute.

13 Febbraio 2010

La vicenda degli appalti irregolari della Protezione Civile e la mazzetta per una pratica urbanistica al consigliere PdL Pennisi di Milano ci confermano che a tanti anni da Mani Pulite non è cambiato nulla. Certo siamo garantisti e aspettiamo che la giustizia faccia il suo corso. Ma è forte l’impressione che il sistema sia sempre lo stesso. E’ inutile accusare i giudici di partigianeria o di remare contro l’Italia.Come fa Berlusconi. I fatti che emergono rivelano a Milano che il vecchio e inefficiente modello di gestione del territorio genera il malaffare appena un politico infedele lo dirige. Ma anche il nuovo, quello di una Protezione Civile “uber alles”, efficientissima, perchè sottratta a tutti i controlli e a tutte le procedure genera lo stesso malaffare. Ora ci accorgiamo che in tutti questi anni non abbiamo bonificato il sistema degli appalti pubblici e che anche il “modello Bertolaso” , fondato sul legame emergenza / efficienza , è marcio allo stesso modo. Forse è meglio fermare le macchine e mettere all’ordine del giorno la riforma vera della pubblica amministrazione centrale e periferica. Le scorciatoie non servono. Anzi.

RAI. In gioco è il pluralismo dell’informazione.

11 Febbraio 2010

Oggi è più chiara la posta in gioco della battaglia sul nuovo regolamento sulla par condicio alla RAI. Berlusconi punta infatti decisamente ad abolire la legge che oggi garantisce un minimo di pluralismo politico durante le campagne elettorali. E’ quello l’obiettivo. Mandare in tilt le trasmissioni giornalistiche oggi serve a dimostrare domani che è necessario superare la par condicio . Del resto il viceministro Romani, zelante esecutore dei voleri di Berlusconi, ha già pronto una nuova legge. E’ quindi importante dar battaglia in questi giorni per difendere la libertà di informazione e l’autonomia del servizio pubblico radiotv. In nessun paese del mondo si chiudono le trasmissioni giornalistiche durante le campagne elettorali. Peccato che artefice di questo vulnus alla democrazia sia stato un deputato radicale che non ha sentito neppure la sensibilità di discutere con il partito democratico, che lo ha eletto in Parlamento, una posizione che ha aperto la strada all’attacco della destra.

Al via la Pedemontana.Formigoni inaugurazione d’oro.

6 Febbraio 2010

Ben 300mila euro è costata la posa della simbolica prima pietra dell’ autostrada Pedemontana Lombarda. La Confartigianato , i cui associati sono falcidiati dalla crisi economica, ha commentato “pensate ai cassaintegrati”. Ma il Celeste governatore non ha badato a spese pur di intestarsi l’opera pubblica più importante di quest’inizio secolo. Il valore complessivo dei lavori ammonta, infatti, ad oltre 4 miliardi di euro. Berlusconi, intervenuto in diretta telefonica, ha voluto anche lui metterci il cappello rivendicando al suo governo il via libera ai cantieri. La realtà è però un’altra la Pedemontana ha altri genitori che si chiamano Filippo Penati e Romano Prodi. Il primo ha sbloccato un progetto fermo da vent’anni e il secondo stanziato nella Finanziaria 2007 1,2 miliardi di euro. E’ così che l’opera oggi è partita. Ma naturalmente sui meriti del centrosinistra silenzio assoluto.

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