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  28/07/2010
DDL SICUREZZA STRADALE: SI' DEL SENATO. VIMERCATI (PD): SODDISFATTI A META'

Sì definitivo del Senato al ddl di riforma del codice di sicurezza stradale. Il testo rimane quello licenziato dalla Camera. La legge deve ora essere pubblicata sulla Gazzetta ufficiale, per entrare in vigore giusto con l'esodo da bollino nero di fine luglio.

Tra le novità, tolleranza zero per l'alcol (niente alcol nel sangue di conducenti under 21, patentati da non più di 3 anni, conducenti professionali, pene inasprite per chi guida in stato di ebbrezza o sotto effetto di stupefacenti e per chi provoca incidenti, divieto di vendere bevande alcoliche e superalcoliche in orario serale e notturno nei locali notturni, negli autogrill, negli stabilimenti balneari); test antidroga obbligatorio per prendere la patente, rinnovarla e per i guidatori di mezzi pubblici, taxi, camion; stretta sulle minicar (obbligo di cintura per il conducente, stop ai motori truccati e multe salate a proprietari e meccanici); obbligo del casco in bici per gli under 14 e del seggiolino trasporta bambini da 5 a 12 anni agganciato alla sella delle moto; possibilità di elevare a 150 km/h il limite di velocità in autostrada solo nei tratti a tre corsie con sistema tutor e condizioni meteo ok.

"Positiva - afferma il senatore del PD Luigi Vimercati - la maggiore severità del nuovo codice, che vieta con grande decisione la guida in stato di ubriachezza, una misura per la quale noi del Pd ci siamo fortemente battuti. Il provvedimento, però, ci lascia insoddisfatti per due ragioni importanti. La prima è che non sono state stanziate risorse per intensificare i controlli sulle strade, cosa che renderà di difficile applicazione le nuove norme. In secondo luogo, sono state inserite voci, come la disciplina sulla somministrazione delle bevande alcoliche negli stabilimenti balneari, che sono estranee al codice della strada e che rischiano di metter in difficoltà il turismo italiano alla vigilia delle ferie d'agosto".


 
     
   
     
     
     
  15/07/2010
VIMERCATI (PD): MANOVRA SBAGLIATA E INIQUA. COSENTINO, LE DIMISSIONI CONFERMANO LA PROFONDA QUESTIONE DI LEGALITA' NEL PDL

Con il sì del Senato al ddl anticrisi, il Governo ha incassato la sua 35esima fiducia. Il provvedimento, da convertire in legge entro il 30 luglio, passa al vaglio della Camera dove lo attende il 36esimo voto di fiducia.

Regioni e Comuni sul piede di guerra per una manovra, come sottolinea il senatore del Pd Luigi Vimercati, "sostanzialmente sbagliata e iniqua" perché scarica tutto il peso dei sacrifici sui lavoratori e i pensionati, risparmiando i redditi alti e i patrimoni cari a Berlusconi.

Nel contempo, grazie anche alla battaglia del Pd e di tutta l'opposizione, il sottosegretario Nicola Cosentino si è finalmente dimesso dalla compagine governativa. Le sue dimissioni, chiosa Vimercati, confermano che nel Pdl c'è una profonda "questione di legalità, un divorzio tra etica e politica che si riversa sull'Esecutivo". Per l'opposizione è ora prioritario fare pulizia fino in fondo di condannati per mafia, intrallazzatori e giocolieri di appalti truccati. Avanti il prossimo, la lista è corposa.


 
     
   
     
     
     
  14/07/2010
MANOVRA: VIMERCATI (PD), IL GOVERNO IGNORA LO SVILUPPO DELLA BANDA LARGA PER RILANCIARE L'ECONOMIA E L'OCCUPAZIONE

Come da copione, il Governo ha posto al Senato la fiducia sul maxiemendamento al decreto legge della manovra anticrisi. Palazzo Madama voterà la fiducia entro domani, dopo di che il provvedimento, che va convertito in legge entro fine luglio, passerà al vaglio della Camera.

Duro l'intervento in aula del senatore del Pd Luigi Vimercati, il quale ha sottolineato come la manovra di soli tagli colpisca indiscriminatamente i cittadini, specie quelli più deboli, ma non ponga le basi per uscire dalla recessione attraverso la creazione di più opportunità per le aziende e di più lavoro per tutti.

Non c'è, per Vimercati, uno straccio di idea per innovare il sistema delle imprese e quello della pubblica amministrazione, per esempio dando impulso alla diffusione della banda larga per colmare il divario digitale, generare nuova occupazione subito e contribuire alla risalita del Pil: un'operazione contemplata nell'agenda europea e già fatta propria da Paesi come Francia, Germania e Gran Bretagna.

L'Italia resta al palo. E' sparita persino la dote di 800 milioni lasciata in eredità dal Governo Prodi, che sembrava destinata a finanziare il piano Caio, poi Romani, per portare un minimo di banda larga a tutti gli italiani: quei soldi hanno trovato altre destinazioni.

Il Governo Berlusconi ha inoltre cestinato un emendamento del Pd per mettere a gara pubblica le frequenze via via liberate dal passaggio della televisione dall'analogico al digitale terrestre. Un tesoretto che avrebbe potuto fruttare un paio di miliardi e mezzo, un decimo del valore della manovra confezionata da Tremonti, utilizzabili per concretizzare il piano Romani, evitare la cancellazione di tanti enti culturali, non far mancare agli invalidi, quelli veri, un aiuto decente da parte dello Stato. Se ne riparlerà a Montecitorio.


 
     
   
     
     
     
  05/07/2010
CRITICITA' E RILANCIO DELLE TELECOMUNICAZIONI IN UN CONVEGNO PROMOSSO DALLA RSU DI ITALTEL

Civico auditorium di Settimo Milanese pieno come un uovo questa mattina per un convegno organizzato dalla Rsu di Italtel. Obiettivo: promuovere un confronto sulle criticità e sulle prospettive di rilancio dell'azienda, e dell'intero comparto nazionale delle telecomunicazioni, tra lavoratori, sindacati, management aziendale, enti locali, esperti del settore, forze politiche.

Hanno portato il loro contributo, tra gli altri, il sindaco di Settimo Massimo Sacchi, il vicepresidente e assessore regionale all'industria Andrea Gibelli, il suo collega in Provincia Paolo Del Nero, il coordinatore del Patto dei sindaci del Nordovest Livio Frigoli, l'amministratore delegato di Italtel Umberto De Julio, il professor Maurizio Decina del Politecnico di Milano, don Walter Magnoni della Pastorale diocesana del lavoro, il segretario generale della Fiom milanese Maria Sciancati, i parlamentari del Pd Paolo Gentiloni, Vinicio Peluffo, Giorgio Roilo, Luigi Vimercati.

Tutti concordi su un punto: il Governo non ha né uno straccio di politica industriale, né le risorse che ci vorrebbero per rilanciare le telecomunicazioni (si sbloccassero almeno gli 800 milioni stanziati dall'Esecutivo Prodi per lo sviluppo della banda larga) e così non si va da nessuna parte.

Dal Pd, tramite il senatore Vimercati, una proposta che è stata tradotta in un emendamento alla manovra anticrisi all'esame di Palazzo Madama: mettere all'asta le frequenze tv liberate con il passaggio dall'analogico al digitale terrestre, destinando la metà dell'incasso, stimato di oltre 4 miliardi, a portare la banda larga nelle tante zone del Paese dove ancora non c'è.


 
     
   
     
     
     
  02/07/2010
L'ITALIA IN PIAZZA PER DIRE NO ALLA LEGGE BAVAGLIO. A ROMA LA MANIFESTAZIONE PRINCIPALE

Giornalisti, esponenti della cultura, politici dell'opposizione, rappresentanti della società civile e tanti cittadini insieme, giovedì 1° luglio, per dire no alla legge bavaglio in molte piazze italiane.

Il clou della manifestazione, promossa dalla Fnsi-Federazione nazionale stampa italiana per protestare contro il ddl sulle intercettazioni che prevede dure sanzioni per i mezzi di informazione che pubblicassero conversazioni intercettate nelle indagini giudiziarie e che limita il loro uso da parte dei magistrati, si è avuto in piazza Navona a Roma: tra gli interventi più applauditi, quelli del giurista Stefano Rodotà, dello scrittore Roberto Saviano, del segretario generale del sindacato di polizia Silp-Cgil Claudio Giardullo, dei giornalisti Arturo Di Corinto e Curzio Maltese.

"Oggi - ha detto il segretario della Fnsi Franco Siddi - inauguriamo la giornata della resistenza civile del 21° secolo. Alla luce del sole ripeteremo che la libertà è un bene fondamentale, è conoscenza: chi considera l'informazione un pericolo sarà sconfitto. La battaglia contro il ddl andrà avanti anche ricorrendo a forme di disobbedienza civile, perché le leggi sbagliate non si rispettano: rispettarle significherebbe dare spazio all'illegalità".


 
     
   
     
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